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MAMMELLA

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Che fare se ho un nodulo della mammella?

Più dell’80% di tutti i noduli della mammella sono benigni. La maggior parte delle donne ha qualche tipo di irregolarità del tessuto mammario, fibromi o cisti che si riempiono di liquido sieroso.
Un esame clinico da parte di un esperto può dare una idea iniziale sul tipo di nodulo palpabile.
Circa la metà delle donne ha una condizione chiamata malattia fibrocistica. Questa a volte può causare dolore per la presenza di cisti in tensione. 
Noduli tumorali non sono dolorosi.

Una buona norma iniziale è quella di fare l’autopalpazione della mammella. Ciò permette alla donna di diventare familiare con il proprio seno e di essere in grado di riconoscere nuove irregolarità. In genere, l’autopalpazione della mammella si fa una volta al mese dopo il periodo mestruale, in posizione prima eretta e poi supina, preferibilmente davanti ad uno specchio, senza fretta.

Se il tuo medico pensa che un nodulo è sospetto per le sue caratteristiche cliniche, ovvero radiologiche (mammografia ed ecografia), si può procedere ad un’agobiopsia eventualmente sotto controllo ecografico, ovvero ad una biopsia escissionale in sala operatoria. A volte, se il nodulo è molto piccolo e non è palpabile, prima dell'intervento chirurgico il radiologo localizza l'area sospetta attraverso un sottile filo guida, che poi permetterà al chirurgo di identificare l'area da escindere.
In caso di piccole microcalcificazioni, a volte si effettua una biopsia con sterotassi, che permette, tramite un sistema computerizzato tri-dimensionale molto sofisticato, l’asportazione dell’area sospetta per analisi istologica.
La maggior parte dei noduli sospetti non risulta essere cancro, ma viene comunque analizzato per permettere la diagnosi precoce in caso di positività.

Che fare se ho una neoplasia della mammella?

Il tumore della mammella è curabile nella stragrande maggioranza dei casi diagnosticati precocemente.  Inoltre, le opzioni di trattamento permettono quasi sempre di risparmiare la mammella, con buoni risultati estetici e funzionali.

La maggior parte delle donne può essere oggi trattata con una tumorectomia o quadrantectomia della mammella, cioè con l’asportazione del tumore con un margine di tessuto sano. 
La biopsia del linfonodo sentinella permette di evitare lo svuotamento ascellare nella maggioranza delle donne con cancro della mammella.
Spesso, la terapia chirurgica consiste in una operazione minore, anche effettuata in anestesia locale ed in Day Hospital.

La terapia ormonale provoca il cancro della mammella?

Poiché la ricerca medica suggerisce che i cancri degli organi femminili a volte è in relazione agli ormoni sessuali normalmente prodotti dall’organismo, questa possibilità è stata molto studiata negli ultimi 30 anni.

La possibilità di una donna di sviluppare cancro della mammella dipende da vari fattori, tra cui alcuni di origine ormonale. Questi includono alti livelli di estrogeno endogeno per prolungati periodi di tempo, quali il menarca in età giovane (prima dei 12 anni), la menopausa tardiva (dopo i 55 anni), il primo figlio dopo i 30 anni, o la nulliparità.

Studi sulla relazione tra contraccettivi orali e cancro della mammella hanno prodotto risultati inconsistenti, e la maggior parte di questii non hanno dimostrato tale associazione.

Tuttavia, nel 1995, i ricercatori del National Cancer Institute (USA) hanno registrato un lieve aumento di cancro della mammella in donne sotto i 35 anni con uso di anticontraccetivi orali per almeno 6 mesi, ed un minore ma presente effetto in quelle di età compresa fra 1 35 ed i 44.

Nel 1996, una analisi dei dati disponibili in 54 studi condotti in 25 paesi, su 53.000 donne con cancro della mammella e 100.000 donne senza cancro della mammella, ha evidenziato un aumento del rischio di cancro della mammella in donne che assumono i contraccettivi orali. Dopo 10 anni dalla fine dell’assunzione tale rischio sembra ritornare ai livelli normali.

Un lieve aumento del rischio di cancro della mammella è stato anche recentemente riportato in donne post-menopausa che assumono estro-progestinici come terapia sostitutiva.

Come influisce l’età sul mio rischio di cancro della mammella?

ETA’ RISCHIO DI CANCRO DELLA MAMMELLA
20-30 1 in 2525
30-40 1 in 217
40-50 1 in 50
50-60 1 in 24
60-70 1 in 14
70-80 1 in 10

Tipi di trattamento

L’approccio al cancro della mammella è multidisciplinare. Ciò significa che una equipe di medici collabora per offrire la terapia che meglio si addice alla particolare situazione di ogni singolo paziente.
L’equipe comprende il radiologo, il chirurgo oncologo, l’oncologo medico, il radioterapista,  il chirurgo plastico, il medico nucleare, l’anatomo patologo, il fisioterapista, lo psicologo, e molti altri.

La terapia del cancro della mammella si è profondamente modificata. Fino a soli 20 anni fa, la maggior parte delle donne veniva sottoposta alla mastectomia radicale, cioè all’asportazione della mammella, dei muscoli della parete toracica e dei linfonodi ascellari. Oggi,  la mastectomia è riservata ad alcuni particolari e rari tipi di tumore, e spesso viene offerta insieme alla ricostruzione mammaria, con tessuto autologo o con protesi, spesso in concomitanza all’atto demolitivo.
Nella maggior parte dei casi, la rimozione del tumore viene effettuato con un margine di tessuto sano (tumorectomia o quadrantectomia), con un soddisfacente risultato estetico.

Lo svuotamento ascellare consiste nell’asportazione dei linfonodi ascellari, sia per ottenere informazioni prognostiche (stadio della malattia), sia per rimuovere eventuali metastasi linfonodali. 
La biopsia del linfonodo sentinella sta rapidamente cambiando questo aspetto della terapia chirurgica, permettendo nel 95% dei casi di identificare la prima stazione linfonodale di un determinato tumore e conservando però le informazioni prognostiche necessarie a guidare meglio i trattamenti adiuvanti.

La chemioterapia viene offerta in generale a donne con  metastasi ascellari, o con tumori del diametro superiore ad 1 cm,  ovvero con altri fattori prognostici sfavorevoli. Il trattamento adiuvante è in genere una associazione di farmaci (CMF o AC) in cicli di circa 1 mese ciascuno per sei mesi.
Il trattamento ormonale viene impiegato come terapia adiuvante, in particolare per donne con tumori che esprimono i recettori ormonali.
La radioterapia viene poi impiegata nei casi di conservazione mammaria per diminuire i rischi di recidiva locale.In generale la radioterapia sulla mammella si effettua dopo l’eventuale trattamento chemioterapico e consiste in una applicazione (cobalto o elettroni) ogni giorno per cinque giorni alla settimana, per cinque settimane.
In caso di  mastectomia, la radioterapia sulla parete toracica viene in genere riservata a pazienti con più di 4 metastasi ascellari o con infiltrazione della cute.

Terapie adiuvanti (in lingua inglese)

Preleva il Draft della CONSENSUS CONFERENCE DEL NIH (USA) SUL TRATTAMENTO ADIUVANTE DEL CANCRO DELLA MAMMELLA. Novembre 2000.
(in lingua inglese)

 

Il linfonodo sentinella

Lo svuotamento linfonodale ascellare ha rappresentato per lungo tempo la terapia standard per i pazienti con cancro della mammella. Lo stato istologico dei linfonodi ascellari rimane, infatti, il fattore prognostico più importante per la sopravvivenza. ico-dissez-ascell.jpg (7954 byte)
Inoltre, lo svuotamento ascellare garantisce un ottimo controllo loco-regionale della malattia. Circa il 30-40% delle pazienti senza linfonodi palpabili svilupperà una recidiva macroscopica ascellare se non trattate chirurgicamente, a prescindere dal trattamento chemioterapico adiuvante.
Infine, un piccolo aumento della sopravvivenza in pazienti trattate con dissezione ascellare in studi prospettici randomizzati, non è mai stato statisticamente dimostrato.

Lo svuotamento ascellare  è una operazione maggiore, e può provocare in una piccola ma reale percentuale di pazienti (5-20%) spiacevoli complicanze quali dolore, parestesie, linfedema.  
La percentuale di pazienti con cancro della mammella e positività dei linfonodi ascellari è in relazione diretta al diametro del tumore primitivo. Per la maggior parte delle pazienti che giungono alla nostra osservazione tale percentuale di rischio è dell'ordine del 20-30%. Ciò significa che in almeno il 70% dei casi lo svuotamento ascellare è oggi una operazione inutile e potenzialmente dannosa perchè effettuata su donne che non hanno metastasi ascellari.

Il razionale per la biopsia del linfonodo sentinella consiste nella conoscenza che il processo
foto.gif (3019 byte) di metastatizzazione linfonodale nel cancro della mammella è un processo ordinato e progressivo. Pertanto, se siamo in grado di identificare il primo linfonodo sede di drenaggio di un particolare tumore, possiamo ottenere dall’analisi di questo le dovute informazioni prognostiche e terapeutiche, e soprattutto evitare, in caso di negatività, la inutile rimozione di un gran numero di linfonodi ascellari.
Nel 1994 Giuliano et al (Ann. Surg 1994; 220: 391-340) hanno riportato per primi  la loro esperienza con l'uso di un colorante vitale (il Blu di Evans) iniettato intorno alla sede del tumore primitivo per la ricerca del linfonodo sentinella nel cancro della mammella.
ico-Politech.jpgLa tecnica del mappaggio intraoperatorio è stata poi descritta con l'uso di radioisotopi (Tecnezio marcato) e l'ausilio di una sonda intraoperatoria a raggi gamma.
La tecnica del mappaggio riesce in mani esperte ad identificare il linfonodo sentinella in più del 90% dei casi. L'uso di entrambe le metodiche sembra aumentare la percentuale di successo (Albertini et al: JAMA 1996; 276: 1818-22).

Quando identificato, la correlazione tra linfonodo sentinella e stato linfonodale reale della paziente è impressionante. Il valore predittivo in caso di negatività è intorno al 95%. Ciò significa che in una bassa percentuale di casi (circa il 5%) la tecnica del linfonodo sentinella può dare risultati falsamente negativi, e di questo le pazienti devono essere correttamente informate. Tuttavia, questo svantaggio può essere controbilanciato da una migliore stadiazione del linfonodo sentinella, in quanto lo studio dell’anatomo patologo con sezioni seriate e con l’immunoistochimica può portare alla identificazione di micrometastasi non valutabili con le tecniche convenzionali. Ciò avviene in circa il 10-20% dei casi.

La tecnica della biopsia del linfonodo sentinella è relativamente semplice. Pazienti con tumori della mammella di diametro inferiore ai tre centimetri e senza linfoadenopatia ascellare macroscopica, sono candidate a questo tipo di intervento.
In pratica, alcune ore prima dell'intervento chirurgico la paziente si sottopone ad una
ico-inieztecnebis.jpglinfoscintigrafia con iniezione di una minima quantità (0.3 – 0.8 mCi) di tecnezio marcato diluito in circa 1 cc di soluzione fisiologica sterile, intorno alla sede del tumore primitivo.   Una scintigrafia con gamma camera viene effettuata nelle successive 2-3 ore per identificare e marcare sulla cute ascellare il linfonodo sentinella.
In sala operatoria la procedura viene effettuata in anestesia locale con sedazione endovenosa. Dopo la tumorectomia, 2-3 cc di Blue di Evans vengono iniettati intorno alla cavità bioptica circa 10 minuti prima del tempo ascellare.
ico-sondaSLND.jpgUna piccola incisione trasversale ascellare della lunghezza di circa 3 cm. viene poi effettuata e la ricerca del linfonodo sentinella è direzionata dalla sonda a raggi gamma. L’identificazione di un  linfatico colorato dal Blu di Evans risulta poi di notevole aiuto in una grande percentuale di casi, e viene utilizzato per arrivare al linfonodo sentinella.

II linfonodo sentinella viene quindi prelevato ed inviato per esame istologico estemporaneo.
In caso di positività si procede allo svuotamento ascellare completo, cioè all’operazione classica. Altrimenti la paziente viene dimessa dopo essere stata trattata chirurgicamente con due piccoli interventi (la tumorectomia e la biopsia del linfonodo sentinella) eventualmente effettuati in anestesia locale e senza deturpazioni fisiche o funzionali.
La tecnica del linfonodo sentinella sta rapidamente diffondendosi nel mondo, ed in molti centri oncologici di riferimento è divenuta la terapia standard nel cancro della mammella.

Abstract relativo ai dati provenienti dall'esperienza del nostro Reparto, aggiornati al gennaio 2000. (in lingua inglese)

Preleva l'ultima presentazione effettuata nel corso del 5° Simposio Internazionale sui tumori della mammella, tenutosi a Roma dal 13 al 16 febbraio 2000, sui dati provenienti dall'esperienza del nostro Reparto.
(in lingua inglese)

Ricostruzione Mammaria Immediata dopo Mastectomia

La ricostruzione del seno dopo mastectomia ha come scopo la creazione di un nuovo seno che assomiglia per forma e consistenza a quello asportato.
L'obbiettivo da un punto di vista estetico é quello di poter utilizzare liberamente il costume da bagno senza dare l'impressione di aver subito una mastectomia.
Spesso la ricostruzione può essere effettuata nello stesso tempo chirurgico della mastectomia (ricostruzione immediata).

Pazienti Candidati alla Ricostruzione Immediata del Seno

Tutte le pazienti in buone condizioni mediche sono potenzialmente candidate alla ricostruzione immediata del seno dopo mastectomia. Le migliori candidate sono tuttavia le pazienti in cui il tumore è stato definitivamente curata dalla mastectomia.
Fumo di sigaretta, obesità, ipertensione sono controindicazioni relative alla ricostruzione immediata del seno.
In particolare il fumo di sigaretta rallenta il processo di guarigione e prolunga la permanenza in ospedale; occasionalmente questi pazienti dovranno subire un secondo intervento per migliorare l'aspetto delle cicatrici o del seno ricostruito.
Le pazienti fumatrici che desiderano avere la ricostruzione mammaria devono smettere completamente di fumare per almeno due settimane prima e due settimane dopo l'intervento chirurgico.

Ricostruzione del Seno mediante Protesi Mammaria

Questo tipo di ricostruzione si avvale dell'uso di una protesi temporanea (espansore cutaneo) ed una protesi definitiva. Immediatamente dopo la mastectomia il chirurgo plastico inserisce l'espansore sotto la pelle ed i muscoli del torace. Questa prima protesi viene gradualmente riempita con soluzione fisiologica nelle settimane successive all'intervento, creando uno spazio sotto i muscoli ove poter inserire comodamente la protesi definitiva. Alcuni espansori possono essere lasciati in sede e fungere da
protesi definitive.
Circa sei mesi dopo l'inserimento dell'espansore, una seconda operazione permette l'inserimento della protesi definitiva ed il completamento della ricostruzione.
Ogni tempo chirurgico dura circa 1-2 ore.
Numerosi studi scientifici hanno confermato che le protesi mammarie non causano tumori nè altro tipo di patologia. Tuttavia non tutte le pazienti sono candidate alla ricostruzione mammaria mediante protesi. Coloro che devono ricevere terapie radianti, come completamento della mastectomia, non possono utilizzare questo tipo di ricostruzione.


Ricostruzione del Seno mediante Muscolo Dorsale

In questo tipo di ricostruzione uno dei muscoli posteriori del torace (muscolo dorsale) viene utilizzato per sostenere una protesi mammaria definitiva nella sede della mastectomia. Il muscolo rimane in connessione con il suo sito di origine attraverso arterie e vene, ma viene ruotato sotto la pelle verso l'area della mastectomia. In questo modo si viene a creare uno spazio in cui si può inserire la protesi. La protesi non richiede espansione e la ricostruzione consta di una sola operazione. In genere, si consiglia questo tipo di intervento a pazienti che non sono candidati alle altre ricostruzioni. La terapia radiante e precedenti interventi al polmone costituiscono una controindicazione all'intervento.
L'operazione dura circa 1-2 ore. Un piccolo drenaggio viene lasciato nella ferita per una-due settimane.

Ricostruzione del Seno mediante Muscolo Retto dell'Addome (Ricostruzione TRAM)

Questo tipo di ricostruzione garantisce il miglior risultato estetico e funzionale. La tecnica utilizza parte della pelle, del grasso ed uno dei muscoli retti dell'addome. Non è necessario utilizzare una protesi e l'intervento può essere eseguito anche in pazienti che devono ricevere terapia radiante postoperatoria.
La pelle ed il grasso addominale sono trasferiti in sede mammaria mediante un tunnel sotto la pelle del torace; il muscolo retto dell'addome è utilizzato per mantenere l'apporto di sangue. Oltre alla ricostruzione del seno, questo intervento elimina il grasso della regione addominale ottenendo così un ulteriore beneficio estetico (addominoplastica). In casi selezionati, il trasferimento del tessuto addominale può avvenire riconnettendo direttamente l'arteria e la vena con i vasi dell'ascella (utilizzando solo una piccola parte del muscolo retto dell'addome).
Occasionalmente altri tessuti possono essere utilizzati per la ricostruzione della mammella (muscolo gluteo, grasso laterale del fianco, etc.).
Non tutti i pazienti sono candidati per la ricostruzione TRAM: fumo di sigaretta, obesità e precedenti interventi addominali costituiscono controindicazioni.
L'operazione dura circa 2-3 ore e la dimissione avviene in genere in cinque-sei giorni. Un piccolo drenaggio viene lasciato nell'addome per una, due settimane.

Ricostruzione del Capezzolo e dell'Areola

Qualsiasi tipo di ricostruzione mammaria si effettui, la ricostruzione del capezzolo avviene a distanza di tre-quattro mesi dal primo intervento.
La ricostruzione del capezzolo si effettua in anestesia locale mediante piccole incisioni sulla pelle del seno. L'operazione dura circa venti minuti ed avviene in regime di day-hospital (senza ricovero).

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L'areola viene ricostruita mediante un vero e proprio tatuaggio. Anche questo intervento richiede pochi minuti e viene eseguito in day-hospital.

Prima dell'Intervento

Prima dell'intervento sono osservate le normali indicazioni dell'equipe chirurgica ed anestesiologica. Diverse fotografie e disegni vengono effettuati per la pianificazione e la documentazione dell'operazione.

Dopo l'Intervento

Stanchezza, debolezza e nausea sono sintomi comuni dopo l'intervento. Una sensazione di dolenzia è pure normale dopo la ricostruzione mammaria specie se si utilizza la ricostruzione TRAM.
Ci si può alzare dal letto e camminare il giorno dopo l'intervento; è consigliabile riposo nei primi giorni dopo il ritorno a casa. Una modesta attività fisica (ad esempio guidare la macchina) può iniziare a circa tre settimane dall'intervento.
Alcune pazienti soffrono di uno leggero stato di depressione postoperatoria che si risolve, normalmente, in poche settimane.


Il  linfedema

I linfatici sono piccoli dotti che assorbono liquidi e proteine dall’interstizio e che trasportano queste sostanze nelle vene centrali del collo. I linfatici sono interrotti dai linfonodi, piccole strutture ovoidali presenti nel nostro organismo.
Dopo la chirurgia sui linfatici o sui linfonodi, queste strade sono interrotte e ciò può causare ingorgo a monte. Per tale motivo, a volte dopo lo svuotamento ascellare il braccio si gonfia e può essere causa di danno estetico, funzionale e di sintomi.
Fortunatamente ciò avviene solo in una minoranza di casi dopo la chirurgia ascellare (5-20%). La radioterapia ascellare se associata alla chirurgia aumenta il rischio di linfedema di circa tre volte.

La presentazione clinica può essere graduale o improvvisa, più spesso dopo un trauma all’arto interessato, una puntura o una infezione. Spesso, il gonfiore interessa dapprima la porzione distale dell’arto (mano e avambraccio), e poi si può estendere alla porzione prossimale (braccio).
Il linfedema è molto difficile da curare. Per questo è importante conoscere cosa possiamo fare per prevenirlo.

  1. Evitare traumi all’arto interessato

  2. Dormire con l’arto elevato su un cuscino

  3. Evitare punture di insetti, prelievi di sangue o semplicemente misurazioni della pressione

  4. Evitare di lavare i piatti con detersivi senza protezione (guanti di gomma)

  5. Evitare di fare giardinaggio (attenzione alle rose) senza protezione adeguata

Il trattamento consiste nell’uso di calze elastocompressive, di fisioterapia con linfodrenaggio manuale o di pompe pneumatiche. Le pompe pneumatiche sono poco efficienti, e la maggior parte dei pazienti interrompe il trattamento dopo un certo periodo di tempo. Le calze elastiche possono essere efficaci nel contenere il linfedema se usate insieme al linfodrenaggio. Quest’ultimo è il trattamento di scelta.  E’ importante che i pazienti sappiano che il trattamento deve essere continuato per sempre per evitare il ripresentarsi del linfedema.
Solo nei casi più avanzati la chirurga può essere considerata, ma molto raramente ha un ruolo.

Centri di riabilitazione per il trattamento del linfedema

Centro Azione Riabilitativa Via Suvereto - Roma
tel. 06/8862532
Centro di riabilitazione Via Lungro, 3  -  00178 Roma
tel. 06/7188113
fax. 06/7187005

La ricostruzione dopo mastectomia

La mastectomia viene riservata oggi ad alcuni casi di cancro della mammella, tra cui tumori di diametro elevato, tumori centrali (sotto al capezzolo), ovvero con caratteristiche di multifocalità. In tutti questi casi infatti, il rischio di recidiva anche dopo quadrantectomia e radioterapia è elevato.

Nella maggior parte dei casi la donna può optare per la ricostruzione immediata dopo mastectomia.
La ricostruzione della mammella può avvenire con protesi o con tessuto autologo.Nel primo caso, il chirurgo plastico posiziona sotto il muscolo pettorale un espansore cutaneo che viene poi gonfiato con soluzione acquosa nei mesi successivi all’intervento. Successivamente, tramite una piccola incisione, l’espansore cutaneo viene rimosso e la protesi definitiva viene inserita. In un terzo tempo si può ricostruire il complesso capezzolo areola.

Nel caso di ricostruzione con tessuto autologo, una porzione di cute, di grasso e di muscolo viene prelevata dall’addome o dal dorso, per essere posizionata a ricostruire il tessuto mammario. Questo tipo di intervento è più impegnativo ma ha il vantaggio di usare tessuti della paziente.

 

MELANOMA

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Il melanoma è un tumore maligno della cute a partenza da cellule che producono melatonina, o melatoninociti.
L’importanza di questo tumore risiede nel fatto che, almeno in una fase iniziale, è difficilmente distinguibile dai comuni nei della cute. Inoltre, anche in casi di dimensioni ridotte, il melanoma può essere una malattia aggressiva, e dare origine anche molti anni dopo la diagnosi a metastasi linfonodali o sistemiche. Infine, la sua incidenza sta aumentando nel mondo, possibilmente per una aumentata esposizione ai raggi ultravioletti.
Per tutti questi motivi è fondamentale che in caso si noti una alterazione della forma o delle dimensioni di un neo ci si rivolga ad uno specialista dermatologo. Una osservazione accurata della neoformazione pigmentata, anche con la tecnica della epiluminescenza, permette di rivelare se esistano caratteristiche sospette. In questi casi si consiglia la biopsia del neo, cioè la sua asportazione per esame sotto il microscopio.

Nel caso l’esame istologico risulti positivo, si effettua una riescissione con un margine di 1-2 cm intorno alla cicatrice chirurgica per rimuovere le eventuali cellule cancerose rimaste nella zona.

Per stadiare la malattia in modo migliore, si effettua poi la biopsia del linfonodo sentinella, cioè del linfonodo che drena la particolare area di cute sede del tumore. La presenza di metastasi linfonodali infatti è un importante fattore di rischio per la sopravvivenza.
Il linfonodo sentinella è inguinale per i melanomi dell’arto inferiore, ed ascellare per quelli dell’arto superiore. Per i melanomi del tronco il drenaggio linfatico è irregolare e variabile da individuo ad individuo. Pertanto si effettua una linfoscintigrafia per confermare la zona (o le zone) di drenaggio. La biopsia del linfonodo sentinella viene effettuata come già illustrato nel capitolo della mammella. In breve, si inietta una piccola quantità di materiale radioattivo intorno all’area del tumore, ed un colorante speciale (il Blu di Evans) che viene catturato dal linfonodo sentinella. Una speciale sonda a raggi gamma viene utilizzata in sala operatoria per identificare il linfonodo, rimuoverlo ed analizzarlo. In caso questo evidenziasse cellule metastatiche da melanoma, si procede allo svuotamento linfonodale completo di quella zona.

Negli ultimi anni sono stati pubblicati molti studi sulla chemioterapia adiuvante nel melanoma. Alcuni di essi hanno evidenziato effetti favorevoli con l’interferone o con la dacarbazina.

L’incidenza di melanoma è aumentata nel mondo da alcuni decenni. Tra gli inizi degli anni ‘60 e la fine degli anni ‘80 sono stati osservati aumenti annuali del 3-7% nella popolazione europea. Questo equivale ad un raddoppio dei tassi di incidenza ogni 10-20 anni.

Negli USA è stato calcolato che l’attuale rischio atteso è di un caso ogni 75 abitanti.

Un altro fatto importante è che il melanoma colpisce la popolazione giovane. Negli USA è il cancro più frequente nel gruppo di età 25-29 anni nelle donne, ed il secondo nel gruppo di età 30-34 anni.

La deplezione dell’ozono nell’ atmosfera è stata messa in relazione con l’aumento dei casi di cancro della pelle. Non è comunque stato dimostrato che un aumento dell’esposizione della pelle ai raggi ultravioletti sia responsabile della comparsa dei melanomi.

La diagnosi precoce ha inequivocabilmente comportato nel mondo un miglioramento della sopravvivenza del melanoma, poiché il rischio di produrre metastasi linfonodali o a distanza è in gran parte in relazione con lo spessore del melanoma, cioè con la sua crescita verticale negli strati della pelle.  

TIROIDE

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Noduli della tiroide sono molto frequenti. Essi si presentano in più del 4% della popolazione in generale. Raramente, i noduli della tiroide sono di origine tumorale.

In caso di sospetto, l’indagine più frequentemente eseguita è l’agoaspirato della tiroide. Questa metodica, consiste nell’aspirazione di alcune cellule del nodulo tiroideo mediante l’introduzione di un sottile ago nella ghiandola, a volte sotto guida ecografica.


I tumori della tiroide possono essre di tipo papillifero (più frequentemente) o follicolare. Meno frequentemente, si presentano tumori  midollari o anaplastici, che hanno una prognosi peggiore.

I tumori della tiroide sono in generale guaribili in un’alta percentuale di casi. Nel 90% dei casi i pazienti portatori di questo tipo di neoplasia rientrano in un gruppo a basso rischio sa per recidiva a distanza che per recidiva locale.  Nel restante 10% dei casi i tumori della tiroide possono essere viceversa molto aggressivi, con una mortalità in eccesso del 50%. I fattori prognostici più importanti nel cancro della tiroide sono l’età, il grado di differenziazione della neoplasia, il diametro, l’estensione al di là della capsula tiroidea. 

La terapia chirurgica in genere consiste nella lobectomia (asportazione di un lobo, cioè di una metà della tiroide), o nella tiroidectomia totale (asportazione di tutta la ghiandola).

Dopo la chirurgia, i pazienti devono efettuare dopo circa un mese una scintigrafia “total body” con iodio radioattivo, ed eventualmente radioablazione. Questa consiste nella distruzione di tutte le cellule tiroidee eventualmente presenti con iodio radioattivo iniettato per via endovenosa. Lo iodio viene captato da eventuali cellule tiroidee rimaste nel letto tracheale ovvero da cellule metastatiche ai linfonodi del collo o ai polmoni. Dopo la captazione, le cellule vengono distrutte dalla sostanza radioattiva legata allo iodio.

TESTA E COLLO

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I tumori della testa e collo in genere si dividono a seconda della localizzazione del tumore: labbra e cavità orale, orofaringe, ipofaringe, laringe (corde vocali). 

Il faringe è un piccolo tubo delle dimensioni di circa 15 cm che inizia da dietro il naso e la bocca e conduce all’esofago, cioè al tubo che va allo stomaco.

La laringe contiene le corde vocali, che vibrano e producono il suono della voce. L’epiglottide è una piccola porzione di tessuto, come una valvola, che impedisce il passaggio di cibo attraverso le corde vocali nella trachea e quindi nei polmoni.

I tumori della testa e collo si verificano in massima parte in persone che fumano. Se una persona ha il cancro della laringe o del faringe e fuma, dovrebbe smettere di fumare.

Sintomi di allarme che devono essere analizzati da un medico sono: una ulcera del cavo orale o della lingua, dolore o difficoltà alla deglutizione, alterazione della voce, un nodulo del collo.

In genere, l’esame del medico include la laringoscopia (uno specchietto che viene inserito dietro la bocca per esaminare le corde vocali).

Le possibilità di cura dei tumori della testa e del collo dipendono dallo stadio di malattia, cioè dal diametro o estensione del tumore e dalla presenza o meno di metastasi linfoonodali. Per questo la diagnosi precoce è importante.

Vi sono trattamenti per tutti i pazienti con cancro della testa e collo.

La radioterapia consiste nell’uso di raggi-X per distruggere le cellule tumorali. Questa in genere è data in piccole dosi (frazioni) ogni giorno per alcune settimane (in genere 4-6 settimane).

La chirurgia consiste nell’asportazione del tumore ovvero dei linfonodi del collo.

La chemioterapia è usata a volte insieme agli altri trattamenti a seconda delle condizioni del paziente.

POLMONE

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Il cancro del polmone è la neoplasia più frequente nel mondo occidentale.
Il tipo istologico più frequente è l’adenocarcinoma.

Dopo lo studio radiologico del torace (radiografia e TAC), i pazienti vengono sottoposti a broncoscopia (analisi dei bronchi attraverso un piccolo tubicino a fibre ottiche) che consente il prelievo del materiale e l’analisi istologica al microscopio. In alcuni casi, i tumori sono periferici e vengono analizzati attraverso una prelievo effettuato con un ago per via tran-cutanea

Alcuni tumori (i microcitomi), vengono trattati con la chemioterapia.

Altri (tumori squamosi ed adenocarcinomi), vengono trattati inizialmente con la chirurgia se diagnosticati in fase precoce. Se i linfonodi centrali del torace sono invece interessati (linfonodi mediastinici), ovvero il tumore ha dato metastasi a distanza, il paziente viene trattato con la chemioterapia e/o la radioterapia.

Negli USA almeno 170.000 persone sviluppano cancro del polmone ogni anno. La sopravvivenza media a 5 anni e' di circa il 15%.

Almeno 4 casi su 5 di cancro del polmone sono dovuti all'uso del tabacco.

L'aumento di frequenza di cancro del polmone e' in larga parte dovuto all'aumento dell'uso delle sigarette che si e' verificato sin dagli anni '20.

Esistono almeno 20 tipi differenti di tumori polmonari. I tipi piu' importanti sono il tumore a piccole cellule ed il tumore a non piccole cellule (NSCLC).

Il tumore a piccole cellule (oat-cell carcinoma) e' la forma piu' aggressiva di tumore del polmone. Spesso metastatizza prima che appaiano sintomi della malattia. La risposta alla chemioterapia e' alta, ma la malattia e' difficilmente curabile.

Il carcinoma squamoso e' il tipo piu' comune negli uomini e nei fumatori. Tende ad essere tra i piu' curabili tumori del polmone perche' il rpcesso di diffusione e' relativamente lento.

L'adenocarcinoma e' il tipo piu' frequente nelle donne e nei non-fumatori.

Il carcinoma a grandi cellule e' il tipo meno frequente fra i NSCLC.

Sintomi del tumore del polmone sono rari nelle fasi iniziali della malattia. Quando appaiano, sono in genere causati dalla presenza del tumore che blocca il passaggio dell'aria nei bronchi. Essi includono:

STOMACO

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Il cancro dello stomaco era molto frequente fino agli anni trenta. Da allora, la sua frequenza è progressivamente diminuita. Negli ultimi dieci anni, abbiamo assistito ad un progressivo aumento di incidenza di cancri prossimali (regione subcardiale e fondo) ed una diminuzione di quelli distali (antro gastrico). Non vi è certezza sul motivo di tali variazioni.

Il cancro dello stomaco tende ad essere inizialmente silente anche per lunghi periodi, o a dare una sintomatologia dispeptico-dolorosa che si avvicina molto a quella dell’ulcera peptica.
Ecco perché l’esame endoscopico dello stomaco (esofagogastroduodenoscopia) è indicato in tutte le persone con sintomi.

I tumori dello stomaco vengono trattati inizialmente con la chirurgia. Questa consiste, nei casi potenzialmente curativi, nell’asportazione di una gran parte dello stomaco (gastrectomia subtotale) o dell’intero organo (gastrectomia totale), insieme ai linfonodi regionali ed al foglietto di rivestimento peritoneale della porzione posteriore dell’addome.

Nei casi più avanzati, a volte la chemioterapia viene impiegata inizialmente, nel tentativo di diminuire la massa tumorale, e permettere quindi una resezione più completa (chemioterapia neo-adiuvante).

COLON

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Il carcinoma del grosso intestino rappresenta una delle principali cause di mortalità per cancro in tutti i Paesi occidentali. In Italia si ammalano ogni anno di tumore maligno del colon-retto circa 28.000 persone; la metà è destinata a morire a causa della malattia.

I fattori ambientali che si associano a un aumentato rischio di cancro colorettale sono prevalentemente di natura alimentare. Tra questi, i più documentati da studi caso-controllo sono: consumo di grassi animali (burro, latte, latticini e uova), di carne (specie di manzo), ed una dieta ipercalorica. Una alimentazione ricca di frutta e vegetali in genere sembra invece svolgere un ruolo protettivo, sia per il contenuto in fibra non assorbibile, sia per l'abbondanza di fattori vitaminici. Tra i fattori non legati all'alimentazione, molto controverso è il ruolo del fumo di tabacco, mentre sembra esserci un certo accordo sul fatto che l'attività fisica, moderata o intensa, svolga un ruolo protettivo.
Sebbene il gruppo dei fattori di rischio sembri abbastanza fitto, occorre tuttavia sottolineare che si tratta sempre di rischi piuttosto bassi, e lo stesso vale per i fattori protettivi. In altre parole il rischio legato ai vari fattori alimentari, anche se significativo dal punto di vista statistico, non può certo paragonarsi, nelle sue implicazioni pratiche, al rapporto esistente tra fumo e cancro del polmone, o fra virus epatici e carcinoma epatico.

Vi è ormai accordo nel ritenere che la gran maggioranza dei carcinomi colorettali si sviluppi a partire da lesioni inizialmente benigne, i polipi adenomatosi. La sequenza adenoma-carcinoma è stata in principio suggerita da dati morfologici, poi consolidata da dati clinici ed epidemiologici, e ultimamente confermata anche da osservazioni biomolecolari.

Almeno due tipi di tumore colorettale hanno un'origine sicuramente ereditaria: la "poliposi familiare" (adenomatosis coli) e il "cancro colorettale ereditario non su poliposi" (Sindrome di Lynch). Oltre alle sindromi ereditarie, una più o meno spiccata familiarità neoplastica per tumori colorettali è presente in circa il 10% dei pazienti con tumore del grosso intestino. Detto in termini diversi, i familiari di primo grado di pazienti con carcinoma colorettale presentano un rischio per questo tipo di tumore che è circa tre volte maggiore rispetto a quello dell'individuo senza familiarità.

Esistono metodi abbastanza efficaci di screening del cancro colorettale che includono la ricerca del sangue occulto nelle feci e l'endoscopia. L'esplorazione rettale è un esame semplice che, pur limitandosi al tratto distale del retto può consentire di svelare sino al 10-15% dei tumori del grosso intestino.

Il carcinoma del colon-retto è spesso presente per lungo tempo prima di manifestarsi con segni clinici. Tuttavia, in relazione alla sede di insorgenza si possono avere segni diversi con tempi di comparsa diversi. I carcinomi del colon sinistro sono in genere più precocemente riconoscibili attraverso il reperimento di sangue nelle feci accompagnato o meno da diarrea e/o costipazione. I carcinomi del lato destro hanno comportamento più subdolo: sintomi non caratteristici quali astenia, malessere, rapida perdita di peso e anemia senza apparenti motivi possono esserne il campanello d'allarme.

Il trattamento iniziale del cancro del colon consiste nell’asportazione chirurgica del tratto interessato. Nello stesso tempo, si rimuovono alcuni linfonodi vicino al tumore per permettere la stadiazione della malattia, ed asportare il più completamente possibile la parte interessata.
Sulla base dell’esame istologico, in alcuni casi si opta per un trattamento chemioterapico adiuvante, a base di 5-fluorouracile.

RETTO

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Il cancro del retto colpisce gli ultimi 10-15 cm del canale alimentare.

Poiché il retto si trova localizzato nella pelvi vicino a struttute nervose, linfatiche, vascolari ed ossee, tumori anche di non grosse dimensioni rispetto ad altri segmenti del colon pongono problemi tecnici di resezione chirurgica.

Ed infatti, più che in altri tumori dell’intestino, il controllo locale del cancro del retto è difficile ma di fondamentale importanza, sia per il controllo dei sintomi che per la sopravvivenza. Dopo resezione chirurgica apparentemente completa, recidiva locale del cancro del retto si verifiva nel 10-50% dei casi.

Inoltre, poiché la maggior parte di questi tumori venivano un tempo trattati con l’amputazione addomino-perineale, cioè l’asportazione totale e permanente dell’ano con necessità di una colostomia, si sono sviluppate terapie combinate che permettono oggi di risparmiare gli sfinteri anali e quindi evitare la colostomia.

La chirurgia consiste nell’asportazione del retto e delle strutture linfatiche circostanti (mesoretto) (Total Mesorectal Excision) per via addominale. A volte, in caso di tumori fino a 3 cm di diametro, con coinvolgimento di meno di 1/3 della circonferenza rettale, in assenza di ulcerazione o di altre caratteristiche sfavorevoli, la neoplasia si può resecare localmente per via trans-anale.

La radioterapia viene consigliata in genere per tumori che hanno provocato l’invasione del muscolo rettale. Ovvero viene inpiegata pre-operatoriamente (terapia neo-adiuvante) per tumori molto voluminosi o vicino alla sfintere anale. In questo caso la radioterapia permette in una alta percentuale di casi la resezione completa del tumore, e/o il risparmio dello sfintere anale.

La chemioterapia viene impiegata alcune volte come terapia adiuvante.  

FEGATO

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Fegato

            La chirurgia

            La chemioterapia sistemica e regionale

            La chemioembolizzazione

            L’alcolizzazione

La Termoablazione

La Termoablazione a Radiofrequenza è una nuova tecnica utilizzata per il trattamento di tumori primitivi o secondari del fegato; al momento sono anche in corso studi per utilizzare tale tecnica in lesioni di altri organi.

Questa tecnica, studiata nei primi trials clinici nel 1995, consiste nel posizionamento di un ago-elettrodo da 18 Gauge all'interno della lesione bersaglio sotto la guida ecografica (in rari casi sotto guida TAC) con applicazione attraverso di questo di energia nella banda della radiofrequenza; tale energia determina agitazione termica degli ioni posti a ridosso dell'ago-elettrodo con riscaldamento e necrosi coagulativa del tessuto bersaglio stesso.

La notevole evoluzione tecnica delle attrezzature permette attualmente di ridurre drasticamente i tempi di trattamento per ogni infissione (circa 10-12 minuti ciascuna), e di ottenere volumi di necrosi ben progettabili e riproducibili.

Nel Nostro Ospedale viene utilizzata la tecnica di trattamento con Ago-freddo (TIP COOLED) con attrezzatura RADIONICS (Inc; Burlington, MA, USA).

I trattamenti, vengono eseguiti prevalentemente sotto guida ecografica, contestualmente ad intervento chirurgico addominale (trattamento intraoperatorio) o direttamente nella sezione di Radiologia Interventistica (trattamento percutaneo); in questo ultimo caso la procedura viene eseguita in sedazione profonda ed anestesia locale.

La degenza prevista del Paziente è relativa all'intervento chirurgico nel caso del trattamento intraoperatorio mentre, in caso di trattamento percutaneo, il Paziente viene generalmente dimesso dopo 1-2 giorni.

Le complicanze della procedura sono rare (valutabili tra 0-2%). Nel Ns. Ospedale sono stati ad oggi trattati 32 Pazienti per un totale di 45 lesioni delle dimensioni comprese tra 1.2 e 10 cm, sia di tipo primitivo che secondario, con risultati preliminari soddisfacenti ma meritevoli di verifica a più lungo termine.

PANCREAS

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I tumori del pancreas sono rari. Spesso si presentano con ittero (colorazione gialla della cute) per fenomeni di compressione sulle vicine vie biliari.

Se una neoplasia della testa del pancreas viene diagnosticata con l’esame TC, il paziente viene sottoposto ad intervento chirurgico a meno che non vi siano segni di diffusione (metastasi epatiche, ascite, linfoadenopatia regionale marcata).
L’intervento chirurgico consiste nell’asportazione della parte malata in blocco con alcune strutture circostanti.

Nel caso la neoplasia non fosse asportabile, a volte si procede con radioterapia combinata alla chemioterapia (terapia neoadiuvante), per rendere la malattia rimovibile chirurgicamente.
In alcuni casi si procede invece all’impianto di una protesi biliare per via endoscopica per risolvere l’ittero, ed i pazienti vengono trattati palliativamente con chemioterapia e/o radioterapia.

A volte le neoplasie del pancreas possono causare dolore. Questo è tipicamente poco trattabile con i comuni farmaci antidolorifici. In questi casi il paziente può essere trattato con una iniezione diretta sotto controllo radiografico ai speciali gangli nervosi responsabili dei sintomi (blocco del celiaco)

PROSTATA

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L'incidenza del carcinoma prostatico è in aumento, ed attualmente rappresenta il secondo tumore più frequente nel sesso maschile in molti paesi occidentali. La mortalità non è aumentata in egual misura, anche se il carcinoma prostatico rimane pur sempre la seconda causa di morte per cancro negli uomini negli Stati Uniti.
La tendenza al costante incremento nell'incidenza del carcinoma prostatico è correlabile a diversi fattori, tra cui l'aumento dell'età media della popolazione maschile ed il miglioramento delle tecniche diagnostiche.
L'età avanzata e la presenza di androgeni biologicamente attivi nel sangue circolante e nel tessuto prostatico rappresentano ancora oggi i fattori causali più significativi.
I fattori genetici sono responsabili della familiarità con una diversa incidenza della malattia nelle diverse razze umane. Non così è per i fattori ambientali, molto più difficili da identificare; essi comprendono fattori dietetici e forse anche alcuni cancerogeni presenti nell'ambiente, soprattutto in quello di lavoro.
Osservazioni recenti suggeriscono che la dieta, e in particolare un eccessivo apporto calorico e di grassi, possa avere un ruolo causale, mentre l'esposizione alla luce solare sembra avere un ruolo protettivo.
Poiché si attende un ulteriore aumento dell'incidenza del carcinoma prostatico nei prossimi anni, e poiché non è prevedibile una riduzione di questa tendenza attraverso una prevenzione primaria efficace, alcune autorevoli associazioni come l'Associazione Americana di Urologia (AUA) e l'Associazione Americana contro il Cancro (ACS) consigliano che tutti gli individui di sesso maschile al di sopra dei 50 anni di età vengano sottoposti almeno una volta all'anno al dosaggio dei livelli ematici dell'antigene prostatico specifico (PSA). Le neoplasie diagnosticabili con questi test sono allo stato iniziale e sono pertanto potenzialmente guaribili.
In genere una delle prime conseguenze della crescita tumorale è l'ostruzione uretrale che può provocare una minzione difficoltosa e frequente, raramente dolorosa, tendente, generalmente, ad aggravarsi. Tale evenienza può riscontrarsi anche in caso di ipertrofia prostatica benigna. Spesso però il tumore può rimanere asintomatico e la diagnosi essere un'evenienza casuale in occasione di accertamenti diversi.
Il trattamento del cancro della prostata varia a seconda dello stadio clinico della malattia, dell’età del paziente, e della preferenza personale.

La chirurgia consiste nell’asportazione radicale della ghiandola, ed in genere nell’asportazione di alcun linfonodi limitrofi.

La radioterapia è efficace nelle forme iniziali di terapia.

L’ormonoterapia è efficace nel rallentare la crescita della neoplasia e trova applicazione sia come trattamento palliativo che in pazienti anziani.

OVAIO

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L'incidenza dei tumori epiteliali dell'ovaio, considerando la fascia di età che va dai 35 ai 65 anni, è di 15 casi ogni 100.000 donne. Il picco di incidenza varia in base al tipo di tumore: le forme "borderline" (di grado medio tra le forme benigne e maligne) colpiscono soprattutto nella terza o quarta decade, quelle invasive nella quinta o sesta decade. La mortalità in Italia è attorno ai 3.000 decessi l'anno.
I principali fattori di rischio sono la nulliparità o la scarsa parità e l'infertilità.
C'è un 5% tra le neoplasie ovariche che riconosce, quale fattore di rischio principale, la familiarità. Le sindromi genetiche individuate sono:

L'aumento del rischio reciproco per carcinoma ovarico in pazienti con carcinoma mammario e viceversa potrebbe dipendere, invece, da fattori di tipo endocrino.
L'assunzione di pillola estroprogestinica, infine, svolge un'azione protettiva.  

CARCINOMA DELLA CERVICE DELL'UTERO

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Il carcinoma invasivo del collo dell'utero ha in Italia un'incidenza di 10 casi su 100.000 donne.
Per quanto riguarda le forme di neoplasia intraepiteliale, l'incidenza - derivata però da programmi di screening internazionali - è attorno ai 10 casi ogni 1.000 donne, e in particolare l'incidenza della CIN III (la displasia grave/carcinoma in situ) è circa di 3 casi ogni 1.000 donne. In Italia, i dati più recenti sono quelli rilevati da uno screening nella città di Torino: indicano un'incidenza di 3 casi ogni 1000 donne per tutti i gradi di displasia.
L'età mediana di insorgenza è 51 anni per le forme invasive, mentre scende a 32 anni per le forme intraepiteliali.
I fattori di rischio certi sono la precocità di inizio dell'attività sessuale, associata ad un elevato numero di partner, e la multiparità.
La letteratura non è univoca si contraccettivi orali. Probabilmente il loro ruolo come fattori promoventi è di per sé trascurabile, almeno per i carcinomi squamosi. Secondo alcuni autori, gli estroprogestinici potrebbero essere coinvolti nello sviluppo delle lesioni adenocarcinomatose.
Negli ultimi anni si è pure definito il ruolo favorente del fumo di tabacco sull'insorgenza del carcinoma della cervice.
Sembra inoltre consolidato il ruolo dell'infezione da papillomavirus (HPV), in particolar modo di alcuni tipi come il 16 e il 18; più recentemente sono stati identificati altri tipi, il 31, il 33 e il 35, coinvolti nella cancerogenesi del collo dell'utero.
L'unica raccomandazione possibile è di modificare lo stile di vita al fine di ridurre i fattori di rischio, sottolineando in parallelo l'utilità di sottoporsi a sistematiche misure di sorveglianza (esame colpo citologico, eventuale colposcopia) in grado di rilevare le lesioni preinvasive.
Almeno nelle forme iniziali, la sintomatologia può essere assente o sfumata. I sintomi sono spesso aspecifici e nella maggior parte dei casi tardivi:

In queste situazioni è consigliabile un controllo specialistico.

10 COSE DA FARE

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  1. Se fumi smetti. Questa è la cosa più importante che puoi fare per prevenire il cancro.

  2. Mangia più frutta, verdure e fibre. Mangia meno grassi

  3. Fai esercizi moderati per almeno 30 minuti al giorno

  4. Evita l’esposizione prolungata al sole

  5. Esamina la tue pelle regolarmente, e rivolgiti al medico se noti anomalie o cambiamenti

  6. Se sei una donna, fai l’autopalpazione della mammella ogni mese. Fai la prima mammografia tra i 35 e 40 anni, poi  ogni anno

  7. Se sei una donna, dopo i 20 anni vai dal ginecologo ogni anno ed ottieni un Pap-test

  8. Se sei un uomo, fai l’autopalpazione dei testicoli ogni mese

  9. Se sei un uomo, sopra i 50 anni fai un test del sangue per il PSA (prostata)

  10. Sopra i 40 anni fai una esplorazione rettale all’anno. Sopra i 50 anni, fai una ricerca per il sangue occulto nelle feci, ed effettua una sigmoidoscopia ogni 5 anni.

SMETTERE DI FUMARE

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Tra le cause di tumore finora identificate, il fumo di tabacco è senza dubbio quella più importante nei paesi industrializzati. Da alcuni studi condotti negli USA, il fumo di tabacco appare essere la causa del 40% dei tumori nel sesso maschile e di oltre il 20% in quello femminile.
Il cancro del polmone, una malattia molto aggressiva, è il tumore più frequentemente causato dal fumo di tabacco.
Per fumatori di 2 o più pacchetti di tabacco al giorno, il rischio di cancro del polmone è aumentato circa 20 volte rispetto ai non fumatori.

Il rischio di fumo passivo è stato recentemente enfatizzato da alcuni studi epidemiologici. Il rischio di cancro del polmone in donne non fumatrici e sposate a fumatori, è aumentato di circa il 30 percento.
Il rischio di cancro del polmone è cumulativo nei fumatori, cioè è funzione del numero di sigarette fumate nel tempo.

Il rischio di cancro del polmone diminuisce in funzione del tempo trascorso dopo aver smesso di fumare. Raggiunge il minimo rischio relativo di 1.5 dopo circa 16 anni di astensione.

LA MAMMOGRAFIA

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La mammografia è l’esame radiografico in due proiezioni della mammella. 
Questo esame è indicato in tutte le donne a partire dai 35-40 anni, e successivamente ogni anno dopo i 40 anni.
L’esposizione a radiazioni ionizzanti durante l’esame con le apparecchiature moderne è bassissimo, e non è clinicamente rilevante.

La mammografia permette la diagnosi precoce dei tumori della mammella, ed è in grado di evidenziare lesioni sospette dell’ordine di pochissimi millimetri.

Con la diagnosi precoce, le possibilità che il cancro della mammella si sia già diffuso in altre parti del corpo sono molto basse. Di conseguenza le terapie sono anche spesso meno aggressive.  Donne diagnosticate con cancro della mammella durante un esame mammografico hanno più frequentemente lesioni molto piccole, e spesso non palpabili. La diagnosi in fase pre-clinica (cioè quando il tumore non è palpabile) comporta una riduzione della mortalità di circa un terzo.

La mammografia è un esame che è ben tollerato nella maggior parte dei casi. Il seno viene gentilmente compresso per permettere una migliore valutazione della ghiandola.

L’apparecchiatura in dotazione all’Ospedale MG Vannini risponde alle normative tecniche per l’esposizione a basse dosi di radiazioni e permette un esame di alta qualità.

TAMIXOFENE E CANCRO DELLA MAMMELLA

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Nel 1998 sono stati pubblicati i risultati di uno studio clinico randomizzato effettuato negli USA su 13.388 donne ad alto rischio per cancro della mammella (NSABP P-1 ; Journal of NCI).  Per partecipare allo studio, le donne dovevano avere un età maggiore a 60 anni o essere state diagnosticate con carcinoma lobulare in situ della mammella, ovvero avere un età compresa tra i 35 e 60 anni ed avere un rischio maggiore a 1.6% di contrarre cancro della mammella nei successivi 5 anni. Metà delle donne sono state trattate con un farmaco antiestrogeno (tamoxifene) per via orale, mentre l’altra metà hanno ricevuto un composto placebo.

I risultati dello studio sono stati impressionanti. Il Tamoxifene ha ridotto nelle donne a rischio la percentuale di cancro della mammella di circa il 50%. Le donne che assumono Tamoxifene sono a lieve rischio per sviluppare cancro dell’endometrio (RR= 2.5), e pertanto debbono essere sottoposte a controlli di routine. Tutte le donne nello studio USA che hanno sviluppato cancro dell’endometrio sono state diagnosticate allo stato iniziale.

Il Tamoxifene è in generale ben tollerato dalle donne.

Un nuovo composto, il Raloxifene, è attualmente oggetto di uno studio clinico controllato negli USA  che verrà condotto su 22.000 donne (studio STAR, NSABP-P2). Il Raloxifene sembra avere gli stessi effetti benefici del Tamoxifene, ma pare privo degli effetti indesiderati sull’endometrio.

QUALE E' IL TUO RISCHIO DI CANCRO DELLA MAMMELLA?

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Nel 1998 il National Cancer Institute (USA) ha diffuso un programma computerizzato che permette di valutare il rischio di cancro della mammella per ogni singola donna.
Il software, in dotazione all’Unità di Chirurgia Oncologica dell’Ospedale MG Vannini, valuta alcune caratteristiche di rischio della paziente, tra cui l’età, la familiarità di cancro della mammella, l’eventuale pregressa biopsia.
Il programma permette di formulare il rischio percentuale a 5 anni, e per tutta la vita.
Per ulteriori informazioni, potete prenotare una visita senologica al numero 06/2429-1479.

BRCA-1, BRCA-2 E CANCRO DELLA MAMMELLA

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Il 5-10% dei tumori della mammella sono ereditari.
Negli ultimi anni sono stati identificati due geni, il BRCA-1 ed il BRCA-2 che sono responsabili della mutazione cellulare che poi successivamente  darà origine al cancro.

Alcune donne, possono essere interessate a conoscere se sono portatrici del gene malato. La presenza del gene difettivo comporta un alto rischio di cancro della mammella e/o dell'’ovaio.
Il test consiste nel prelievo di un campione di sangue che viene successivamente analizzato per le comuni alterazioni.

COSA DICO AI MIEI FIGLI SE HO IL CANCRO?
(tratto da la collana del Girasole-AIMaC, n.21- Roma)

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Perché dovrebbero saperlo?

Chi dovrebbe dirglierlo ?

Dovreste esser voi a condizione che pensiate di poter mantenere un buon controllo emozionale.
Se non ve la sentite sarà un parente stretto a parlare con loro

Quando dovrebbero saperlo?

Dopo la diagnosi spiegate loro che qualcosa non va.
Durante il trattamento spiegate loro in cosa consiste la terapia.
Dopo il trattamento spiegate ai bambini che li terrete informati sulle vostre condizioni

LINKS

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nationalci.gif (2471 byte) International Cancer
Information Center At The Nci
aimac.gif (1558 byte)

Associazione Italiana Malati Di Cancro

legatumori.GIF (1574 byte)

Lega Tumori

airc.gif (540 byte)

Associazione Italiana Ricerca Sul Cancro

sanita.gif (4854 byte) Indirizzi Utili Ssn
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CancerGuide

mass-onco.gif (1553 byte)

Massachussetts General Hospital

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Forza Operativa Nazionale
Oncologa Pediatrica

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Childhood Leukema Center

bonemarrowok.gif (2063 byte)

Bone Marrow Donors Worldwide

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Brain Cancer List Of Clinical Trials

irsalogo.gif (3118 byte)

International Radiosurgery
Support Association

breastcancer.gif (3088 byte) Breast Cancer Information Clearinghouse
breastcancernet.gif (10475 byte)

Breast Cancer Info.Com

ioa.gif (896 byte) International
Ostomy Association
spohnc.gif (881 byte) Support For People With Oral And Head And Neck Cancer
alcase.gif (2060 byte)

Alliance For Lung Cancer

pancreatic.gif (1553 byte)

The Pancreatic Duct

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The Prostate Cancer Infolink

amecancsoc.gif (1623 byte)

American Cancer Society Skin Cancer Prevention

melanomaip.gif (1615 byte)

Melanoma Patients’
Information Page

The Testicular Cancer
Resource Center